13 maggio 2018

Adriatica rientra a Cagliari, si conclude una straordinaria esperienza

Adriatica è rientrata a Cagliari il 10 Maggio e il progetto Lab Boat si è concluso. La sensazione più bella? Quando la barca viene spinta dalla vela e gli unici rumori sono quelli del mare e del vento.
La vela di Adriatica. Maggio 2018. Foto: Andrea Mameli

Altri due momenti indimenticabili: l'alba nel Golfo di Cagliari e i delfini che ti saltano accanto.




Ma è forte anche anche la consapevolezza di aver vissuto, con il progetto Lab Boat, un'esperienza ricca di significato anche a vantaggio degli studenti che sono stati coinvolti. Un'esperienza che acquista un senso profondo in tutti i passaggi, come l'uscita dal porto industriale di Oristano

Adriatica nal porto industriale di Oristano, 7 Maggio 2018. Foto: Andrea Mameli




Adriatica nal porto industriale di Oristano, 7 Maggio 2018. Foto: Andrea Mameli


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 13 Maggio 2018

Adriatica entra nel porto di Cagliari, 10 Maggio 2018. Foto: A. Mameli

Filippo Mennuni e Andrea Mameli, Porto di Cagliari, 11 Maggio 2018

07 maggio 2018

La telemedicina è nata in barca… o quasi! Carloforte, 8 maggio 2018

Martedì 8 maggio a Carloforte seminario di Francesca Frexia (CRS4) nell'ambito del progetto Lab Boat: La telemedicina è nata in barca… o quasi! Nel senso che il supporto remoto marittimo è stato tra i primi campi di applicazione della telemedicina, per via del valore aggiunto che puó dare in emergenze mediche durante la navigazione. Questo seminario sará un racconto delle varie forme della telemedicina, per mare, nell’aria e sulla terra: dai primi esperimenti di trasmissione di ECG via telegrafo al monitoraggio clinico degli astronauti in orbita, passando per l’esperienza del CRS4, in Sardegna e nel resto del mondo.
Teatro ExMe, Via XX Settembre 48, Carloforte.
Alle 10:00 e alle 12:00 ingresso libero fino a eusarimento dei posti.
Informazioni http://www.labboat.it/lab-scuole tel 3937111961

30 aprile 2018

Adriatica parte da Cagliari, 24 aprile 2018 (progetto Lab Boat)

Adriatica a Cagliari, 24 aprile 2018. Foto: Andrea Mameli
Dopo una lunga preparazione sono finalmente salito a bordo di Adriatica, la barca a vela trasformata in studio televisivo galleggiante da Patrizio Roversi e Syusy Blady per la trasmissione Velisti per caso (andata in onda dal 2002 al 2006).
Il 24 aprile, nell'ambito del progetto Lab Boat, realizzato dal CRS4 con il contributo principale della Fondazione di Sardegna, Adriatica ha mollato gli ormeggi al porto di Cagliari alle 10:15 e ha toccato il porto di Arbatax alle 22:15 nelle 12 ore previste dal Comandante Filippo Mennuni.
Sono stato a bordo di barche e navi di svariate tipologie ma la barca a vela mi mancava.
Adriatica mi ha impressionato per la sua stazza (può arrivare a pesare 50 tonnellate) ma a occhio sembra molto più leggera.
Il Comandante e il suo Secondo la conducono come un'utilitaria in una strada senza traffico e questo può farla sembrare un'operazione facile. Ma non è così. Servono conoscenze scientifice e tecniche, esperienza e rispetto del mare per saperlo fare come lo fanno loro.
Penso che per i ragazzi delle scuole superiori che hanno avuto la fortuna di essere coinvolti nel progetto già solo osservare chi conduce Adriatica possa costituire un'esperienza molto educativa.
Il 2 maggio Adriatica sarà nel porto di Alghero, il 5 nel porto industriale di Oristano e l'8 maggio nel porto di Carloforte.
Il programma completo delle attività e le gallerie foto/video: www.labboat.it/lab-scuole

Andrea Mameli, blogo Linguaggio Macchina, 30 aprile 2018


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13 aprile 2018

Lab Boat, un laboratorio scientifico in barca a vela


L'evento iniziale del progetto Lab Boat, un laboratorio scientifico in barca a vela, si terrà Sabato 21 aprile alle 16:30 all'interno del Terminal crociere del molo Ichnusa, a Cagliari. L'iniziativa fa parte del progetto Lab Boat ‐ navigare con la scienza, promosso e organizzato dal CRS4 e finanziato dalla Fondazione di Sardegna.
Nella Tombola della scienza a ogni numero corrisponde una curiosità scientifica. L’estrazione sarà guidata dal conduttore televisivo Patrizio Roversi e dalla giornalista scientifica Paola Catapano. All’evento parteciperanno anche lo skipper di Luna Rossa, Max Sirena, e l’inventore del touchscreen, Bent Stumpe. Partecipazione libera, previa iscrizione. Informazioni e iscrizioni: http://www.labboat.it/tombola-scientifica/http://www.labboat.it/tombola-scientifica/

Adriatica compirà il periplo della Sardegna, toccando 6 porti sardi: Cagliari, Arbatax (scalo tecnico), Olbia, Alghero, Oristano (porto industriale di Santa Giusta) e Carloforte.

Alla fine del viaggio sarà montato un video che documenterà l'intera iniziativa, anche con la collaborazione della Fondazione Sardegna Film Commission che apporterà un significativo contributo creativo e organizzativo.

Il 23 aprile dalle 9 alle 13 Adriatica resterà ormeggiata nel porto di Cagliari per ospitare studenti e ricercatori nell'ambito dei laboratori e seminari orgnanizzati dal CRS4. Le altre giornate di apertura al pubblico e alle scuole saranno: il 27 e il 28 aprile - Olbia; 2 maggio - Alghero: 5 maggio - Oristano, 8 maggio: Carloforte. Informazioni e iscrizioni a laboratori e seminari: http://www.labboat.it/lab‐scuole/

Seminari e laboratori didattici sono curati dalle realtà scientifiche sarde che collaborano al progetto: Università di Cagliari; Università di Sassari; Consorzio Uno di Oristano; Porto Conte Ricerche; IMC-International Marine Centre; INAF-Istituto nazionale di astrofisica sezione di Cagliari e Osservatorio astronomico di Cagliari; INFN: Istituto nazione di fisica nucleare, sezione di Cagliari; IAMC‐CNR ‐ Istituto per l’ambiente marino costiero del Consiglio nazionale delle ricerche, sezizione di Oristano; Area marina protetta Penisola del Sinis ‐ Isola di Mal di Ventre; LIPU ‐ Oasi di Carloforte.

L’approvvigionamento della cambusa di Adriatica è stato curato dall'antropologa Alessandra Guigoni.



11 marzo 2018

Mostra macchine del cinema. Società Umanitaria, Carbonia

Ho avuto il piacere di visitare la mostra Macchine del Cinema nella sede della Società Umanitaria, alias La Fabbrica del Cinema, all'interno di quel posto stupendo chiamato Grande Miniera di Serbariu a Carbonia. Si tratta di una piccola selezione di un fondo donato dai fratelli Oreste e Leandro Coni alla Società Umanitaria. Ma per quanto piccolo è in grado di rappresentare quel gigantesco mondo, insieme creativo e tecnologico, diviso di due categorie: le macchine che il cinema lo creano (le cineprese) e quelle che lo mostrano al pubblico (i proiettori).
L'occasione della visita era la tavola rotonda organizzata dal FabLab Sulcis: "Didattica Innovativa: learning by doing, making, problem solving" nella quale ho avuto l'onore di fare da moderatore con le nove ospiti: Valeria Cagnina, Paola Santoro e Anna Rita Vizzari; Rosita Esposito, Giulia Paciello, Emanuela Amadio; Alice Soru, Liliana Monticone, Katiuscia Zedda.


Proiettore (1920/1930) La Fabbrica del Cinema, Carbonia

Cineprese. La Fabbrica del Cinema, Carbonia
Cineprese. La Fabbrica del Cinema, Carbonia
FabLab Sulcis, 8 marzo 2018, tavola rotonda "Didattica Innovativa: learning by doing, making, problem solving"


Andrea Mameli, Linguaggio Macchina, 11 marzo 2018

17 febbraio 2018

La sostenibilità dei set alla Berlinale 2018. Sustainability in Series: Change is challenging

Quattrocento film a Berlino in questi giorni. Tra questi anche Figlia mia, che racconta una Sardegna contemporanea, lontana dagli stereotipi, Il film di di Laura Bispuri è in concorso insieme alle opere di Lav Diaz, Benoît Jacquot, Gus Van Sant, Alexey German Jr, Malgorzata Szumowska, Philip Gröning, Thomas Stuber, Isabel Coixet, Lars Kraume e Wes Anderson.
Ma la Berlinale non è fatta solo di film da vedere. C'è spazio per parlare di come farli, specialmente in maniera sostenibile.

Il 13 febbraio per il tema Sustainability in Series: Change is challenging sono intervenuti nell'ordine: Dan Jackson (Production Manager della più lunga serie TV, Coronation Street, il quale  ha spiegato che le tropue della fiction frequentano corsi di Carbon Literacy, ovvero alfabetizzazione ai consumi, e questo ha determinato significativi cambiamenti nei comportamenti; Joanna Gallardo, consulente del consorzio francese Ecoprod, ha sottolineato che non è sufficiente sensibilizzare solo il produttore ma è necessario raggiungere i fornitori; per il regista belga Nic Balthazar "La tecnologia è dalla nostra parte", inoltre registi e produttori possono essere i motori del cambiamento anche per l'enorme visibilità di cui godono; secondo Nevina Satta (direttrice della Sardegna Film Commission): "se un grande set cinematografico abbandona la spazzatura in spiaggia questo può danneggiare la reputazione dell'industria audiovisiva, quindi possiamo anche cambiare il modo in cui offriamo servizi ai produttori, del resto il set quando ha finito se ne va ma la film commission resta".
Lunedì 19 febbraio la Berlinale ospiterà il meeting annuale dei fondi regionali europei che perseguono politiche green (Cine Regio).

12 febbraio 2018

Oggi la Stazione Spaziale Internazionale passa sopra la Sardegna

Ignazio Magnani avverte: oggi la stazione spaziale internazionale sarà visibile dalla Sardegna (a patto di avere il cielo pulito) alle 18:30

10 febbraio 2018

Premio Asimov 2018, una delle cose più belle degli ultimi anni

Andare nei licei a spiegare come si scrive una recensione è una delle cose più belle che mi è capitato di fare negli ultimi anni. Come l'anno scorso a Iglesias, quest'anno a Cagliari, Quartu e Selargius (Alberti, Giua, Euclide, Pitagora) ho portato ai ragazzi alcuni consigli basati sulla mia esperienza. Non solo sulla scrittura di una recensione. Ma anche sul metodo scientifico, sulla comunicazione della scienza, sulla necessità di mantenere con i lettori il livello di onestà più alto possibile e sul bisogno ormai impellente di usare le parole con consapevolezza (con doveroso rimando al manifesto delle Parole Non Ostili). Come sempre dal confronto con i ragazzi esco con qualcosa in più. Grazie al Premio Asimov.


Il Premio Asimov, istituito nel 2016 dal Gran Sasso Science Institute, nasce da un’idea di Francesco Vissani e si ispira ai premi assegnati dalla Royal Society per i libri di divulgazione scientifica, con l'obiettivo di avvicinare l'editoria scientifica divulgativa agli studenti (e viceversa). In che modo? Chiedendo agli studenti delle Superiori di recensire i libri che hanno letto. L'obiettivo dell'operazione è ambizioso: avvicinare le giovani generazioni alla scienza attraverso la lettura critica di opere di divulgazione scientifica.
Le modalità le spiega l'articolo 10 del regolamento: "Ciascuno studente aderente all’iniziativa ha il compito di leggere almeno uno dei libri in gara di produrre una recensione originale e di esprimere un voto da 1 a 10 sull’opera letta, compilando e compilando l’apposito modulo di valutazione, disponibile sul sito, entro il 4 marzo 2018. La Commissione Scientifica giudica quali recensioni originali sono valide per contenuti."

La terza edizione del Premio Asimov è promossa e organizzata da: Gran Sasso Science Institute (GSSI), Sezioni di Cagliari, Lecce e Perugia dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Dipartimento di Matematica e Fisica "E. De Giorgi" dell’Università del Salento, Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’Università di Catania, Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria, della Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino.
Gli autori delle recensioni vincono una visita ai laboratori del Grab Sasso. Ma questo è anche un premio letterario: la prima edizione è andata al libro di Peter Atkins Che cos'è la chimica. Un viaggio nel cuore della materia (Zanichelli), mentre nel 2017 ha vinto Il vaccino non è un'opinione (Mondadori) di Roberto Burioni.
Per l'edizione 2018 i cinque libri finalisti sono: La bottega dello scienziato: Introduzione al metodo scientifico di Alessandro Della Corte e Lucio Russo (Il Mulino),  L’ordine del tempo di Carlo Rovelli (Adelphi), La tempesta in un bicchiere: Fisica della vita quotidiana di Helen Czerski (Bollati Boringhieri), Le due teste del tiranno. Metodi matematici per la libertà di Marco Malvaldi (Rizzoli), Fisica per la pace. Tra scienza e impegno civile di Pietro Greco (Carocci Editore).

Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 10 febbraio 2018

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21 gennaio 2018

Nel pozzo Seruci dove l'Argon diventa purissimo. L'Unione Sarda, 21 gennaio 2018

L’UNIONE SARDA domenica 21 gennaio 2018 Cultura  

Il progetto Darkside tra Usa, Gran Sasso e Sulcis
Nel pozzo Seruci dove l'Argon diventa purissimo

“DarkSide” sembra il titolo di un racconto di fantascienza. Invece è il nome di una «trappola per la materia oscura», del tutto reale. Un esperimento che si svolgerà nel laboratori del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, incluso nel progetto Aria, e ha un'anima tutta sarda. Coinvolge infatti il pozzo minerario “Seruci I” della miniera “Monte Sinni”. L'obiettivo del progetto è la separazione dell'aria nei suoi componenti fondamentali, in particolare, l'Argon-40, utilizzato nella ricerca della materia. Ne abbiamo parlato con Cristiano Galbiati, coordinatore dell'esperimento e professore alla Princeton University, negli Stati Uniti.
Professore, a che cosa serve l'Argon?
«L'Argon serve per individuare particelle di materia oscura: componente molto importante dell'universo. Che cosa sia ancora nessuno lo sa, ma le osservazioni su scala cosmologica hanno permesso di stabilire che il 25 per cento dell'energia dell'universo proviene da una materia diversa da quella di cui siamo fatti, che ne costituisce solo il 5. La materia oscura interagisce debolmente con i nostri corpi e ci passa attraverso, ma senza il suo potere di attrazione gravitazionale non si sarebbero formate le galassie e l'universo sarebbe una distesa di gas rarefatto. Gli ultimi risultati ottenuti al CERN di Ginevra sembrano indicare che sia troppo pesante per essere generata nelle collisioni analizzate negli acceleratori di particelle. Per osservarne i rarissimi urti con la materia ordinaria, è necessario andare a grandi profondità ed evitare i disturbi causati da altre particelle cosmiche. Lunghi studi hanno dimostrato che l'Argon è l'elemento ideale per queste ricerche. In Italia abbiamo i Laboratori del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l'infrastruttura di riferimento mondiale in questo settore.»
Può essere utilizzato un qualsiasi Argon?
«Quello che respiriamo nell'atmosfera contiene una piccola traccia di radioattività causata dai raggi cosmici. Quello utilizzato per il progetto viene raccolto da profondi pozzi in Colorado, dove è protetto dai raggi cosmici, e da lì portato in Sardegna per essere sottoposto a un processo di purificazione. Per questo abbiamo disegnato un processo unico al mondo: distillazione a bassissima temperatura dell'Argon in una torre alta 350 metri nel pozzo minerario “Seruci I” appartenente alla Società Carbosulcis.»
Quali sono i gruppi di ricerca coinvolti?
«La collaborazione coinvolge 350 ricercatori provenienti da dodici paesi finanziati principalmente dall'INFN e dalla US National Science Foundation. Di recente “DarkSide” è diventato il primo sforzo globale per la rivelazione della materia oscura, riunendo tutti i ricercatori interessati a questi studi. Tale successo è stato possibile grazie al vantaggio tecnologico fornito dall'Argon purissimo e dalla disponibilità di sensori innovativi per la rivelazione della luce a temperature bassissime, sviluppati in Italia.»
Che accoglienza ha trovato in Sardegna?
«Eccezionale. Il Progetto Aria era molto ambizioso e apparentemente irrealizzabile. Un primo tentativo nel Nord Italia era andato a vuoto per i costi della realizzazione di un nuovo pozzo esagerati. Prima di chiudere il progetto, feci un ultimo tentativo e con mia grossa sorpresa il professor Alberto Devoto dell'Università di Cagliari e il deputato Francesco Sanna, individuarono una soluzione ideale: riutilizzare le infrastrutture del ciclo di estrazione del carbone per un progetto tecnologicamente avanzato. Le istituzioni ci hanno supportato: il presidente della giunta Francesco Pigliaru, e gli assessori Raffaele Paci e Maria Grazia Piras ci hanno da subito richiesto di andare oltre la produzione dell'Argon. Parte da qui l'iniziativa di studiare la produzione di isotopi stabili per la diagnostica medica. I dirigenti dell'INFN, Fernando Ferroni, Speranza Falciano, Stefano Ragazzi e il direttore della sezione di Cagliari Alberto Masoni, hanno mostrato lungimiranza e capacità di visione. Un grande supporto è arrivato dai funzionari regionali Gianluca Serra, Gianluca Cadeddu, Roberto Saba e Fabio Tore. Il Rettore dell'Università di Cagliari, Maria Del Zompo, si è sempre prodigata a fornirci il suo supporto. Le prossime fasi del Progetto Aria vedranno un grosso coinvolgimento dei ricercatori dell'Università e del gruppo INFN di Cagliari guidato da Walter Bonivento. La Carbosulcis è un'eccellenza sarda e italiana, con professionalità eccelse in un lavoro antico e nobile, fortemente radicato nel Sulcis. Tremila anni di storia mineraria non possono finire nel nulla. Sono stato colpito dalla passione delle maestranze. Sono un ricercatore e valuto persone e strutture basandomi sulle loro competenze tecniche e manageriali. Infine siamo in contatto con l'amministratore unico Antonio Martini della Carbosulcis, grande promotore del progetto, per assicurarne il miglior avvio.» 
Che effetto le fa insegnare a Princeton dove visse anche Albert Einstein?
«Princeton è casa mia da venti anni. Albert Einstein lavorava all'Institute of Advanced Science, a brevissima distanza dall'Università. Alla Princeton University lavorano tanti fisici di rilievo: degli otto vincitori del Premio Nobel per la Fisica negli ultimi tre anni ben quattro sono passati per la Princeton University. Art McDonald, princetoniano e Nobel 2015, è uno degli ultimi ingressi nel progetto “DarkSide”, e quattro mesi fa ha visitato il sito di Carbosulcis.»
Andrea Mameli

La squadra del progetto Aria davanti al pozzo minerario Seruci I. Da sinistra a destra: Hanguo Wang (UCLA), Alberto Devoto (Università e INFN Cagliari), Cary Kendziora (Fermilab), Antonio Sanna (Carbosulcis), James Wilhelmi (Temple University)”. Photo: Cary Kendziora (Fermilab)

22 dicembre 2017

Da Galileo ad Einstein: la Gravità per tutti. Alfonso D'Ambrosio, Pierluigi Lai, Andrea Mameli

Ecco finalmente il primo ebook contenente il mio nome!
Titolo: "Da Galileo ad Einstein: la Gravità per tutti". Sottotitolo: "Esperimenti con lo smartphone". Editore: Logus Mondi interattivi. In formato Kindle: 8,99 euro


Nella mia esperienza di creazione dei contenuti questa dell'ebook è simile a quella del libro tradizionale.
Ma nell'ebook mi sono accorto che serve maggiore cura nell'impianto dei link, delle immagini e della connessione tra le diverse parti che lo compongono.
In altre parole è necessario ragionare in maniera più ipertestuale e devo dire che in questo la lunga militanza tra le schiere degli accattiemmellisti mi ha aiutato non poco.
Questo ebook affronta la Relatività Generale attraverso una serie di esperimenti, illustrati e commentati, basati sull’utilizzo dello telefono cellulare.
E questo è il regno di Alfonso D'Ambrosio. Per realizzare gli esperimenti Alfonso ha utilizzato un modello gravitazionale in tessuto elastico, che permette di analizzare in maniera qualitativa e quantitativa numerosi fenomeni legati della Gravità.
L'ebook affronta gli esperimenti di Galileo Galilei, le tre leggi di Keplero, il modello di gravitazione universale di Newton, la Relatività Generale e le onde gravitazionali.

Pierluigi Lai, come è nata l'idea di questo ebook?
Pierluigi Lai
«A seguito della conoscenza di Alfonso su Facebook. Alfonso mette sempre in evidenza che il digitale può essere uno straordinario mezzo per veicolare la didattica e l'apprendimento in modo significativo. La retorica dello smartphone a scuola sì/no è dovuta spesso a un uso senza competenza. Questo libro sin dall'inizio ha voluto mostrare competenza nell'uso degli strumenti digitali e in particolare dello smartphone.»
A chi si rivolge?
«Agli insegnanti prima di tutto. Ma anche a tutti gli appassionati delle meraviglie della scienza»
Questo è il primo titolo di una collana, quali saranno gli altri temi?
«Gli altri temi spazieranno dalla didattica con il digitale ai problemi di animazione d'aula. Il prossimo titolo si occupa dei problemi dell'aggressività in classe e della gestione con un sistema educativo innovativo»

Per approfondire su Pierluigi Lai e sulla sua casa editrice: Logus mondi interattivi

Alfonso D'Ambrosio, cosa significa insegnare con lo smartphone?
D'Ambrosio in classe
«Da diversi anni si discute dell'utilizzo dello smartphone in classe, non è, però, vietandolo che si risolve la questione. Occorre una sensibilità ed una consapevolezza didattica che guidi il docente e gli studenti ad un suo utilizzo efficace. Se lo studente è solo un fruitore passivo della lezione, allora lo smartphone può essere un elemento di distrazione (vado sui social, messaggio e chatto con gli amici, copio una verifica...), ma è solo cambiando il setting didattico che lo smartphone può restituire valore aggiunto al processo di apprendimento: lo studente può condividere materiale su una classe virtuale, analizzare dati dai sensori del proprio dispositivo, realizzare un contenuto multimediale o scambiare informazioni e idee con studenti di altre Scuole. Insegnare con lo smartphone per me significa aprirsi ad una didattica basata su progetti, su lezioni collaborative, sul problem solving, significa prendere consapevolezza dell'utilizzo della rete e delle sue regole. Significa anche decidere quando e come utilizzare il proprio smartphone!»
Cosa troveranno i lettori in questo ebook?
«L'ebook contiene diverse esperienze realizzate con materiale povero, sia analogico sia digitale. Non mancano contenuti teorici, ma è sostanzialmente un percorso coerente sulla gravità, da Galilei fino ad Einstein, dove il lettore è invitato a mettere le "mani in pasta". Ad esempio viene spiegato come realizzare un Universo spaziale curvo, utilizzando un tessuto Spandex. La gravità viene così visualizzata e si possono costruire ipotesi e modelli persino sulle onde gravitazionali (rilevati con il sensore giroscopio di uno smartphone)!»
Nel 2015 è stato eletto miglior docente innovatore italiano 2015. Come ci si tiene aggiornati e al passo con le tecnologie?
Il telo Spandex
«Da tempo mi piace definirmi, prima che educatore e docente, un ricercatore didattico. Un docente non è colui che conosce la propria disciplina, ma è colui che possiede tutta una serie di strumenti che gli consente di accompagnare i propri studenti verso un apprendimento efficace. In ambito scientifico occorre confrontarsi con misconcetti, con nodi concettuali e stereotipi non banali. Un docente non può dire: ecco la formula, se non la capisci, studiala di nuovo! La tecnologia, in molti casi, è un ambiente di apprendimento, ma anche qui occorre fare dei distinguo. Per me viene sempre prima la progettazione e poi cerco gli strumenti migliori per poterla realizzare: non è certo utilizzando l'ultima App alla moda che si realizza una buona didattica. Fare innovazione a Scuola significa prima di tutto rispondere a bisogni educativi che sono sempre più inclusivi, collaborativi, relazionali , emotivi e strumenti quali la robotica educativa, la fabbricazione digitale possono dire molto a tal proposito!»

Per approfondire su Alfonso D'Ambrosio e sulle sue esperienze in classe:

Laboratorio (povero) di fisica

Fisica e matematica di Alfonso D'Ambrosio


Andrea Mameli, blog Linguaggio Macchina, 22 dicembre 2017